La protagonista del videogioco

Gris, un gioco catartico e mozzafiato

Gris è un gioco del 2018 sviluppato dallo studio spagnolo Nomada Studio, disponibile su diverse piattaforme su mobile, PC e Nintendo Switch.

È un indie, ovvero un progetto indipendente che solitamente viene prodotto da un piccolo team di persone o da un unico sviluppatore che spesso lavora senza grandi publisher alle sue spalle.

La protagonista è una ragazza dalle forme appena accennate che ha perso la sua voce: il nostro compito è accompagnarla lungo tutto il percorso che le restituirà il canto.

L’eleganza del dolore

Il gioco è un viaggio delicato e sublime nel suo dolore, con un’indiscussa cura al dettaglio e una capacità straordinaria di catturarti nelle sue atmosfere.

Si tratta di una lenta risalita attraverso gli stadi più laceranti e beceri di un sentimento pesante, che però viene graficamente reso con dei toni pastello che gli donano una dimensione malinconica e quasi docile.

I puzzle di cui si costituiscono le diverse parti in cui è diviso il gioco non sono banali ma anche laddove sta per prendere il sopravvento un po’ di frustrazione, si viene subito riappacificati dalla grafica e dalla colonna sonora, che rendono l’esperienza incantevole.

Gris non è l’unica a fare i conti con i suoi mostri e non è la sola a trovare degli sporadici quanto adorabili alleati lungo il cammino: l’invito è rivolto anche al giocatore che pur non volendo, si troverà a fare i conti con qualche suo dolore remoto, per scoprirlo quasi dolce in conclusione.

Gli environment e i colori

Le ambientazioni principali sono quattro: il deserto, la foresta, gli abissi marini e un luogo che possiamo chiamare il sottosopra, dove effettivamente cammineremo anche a testa in giù.

A ognuna di queste ambientazioni fa capo una palette precisa di colore, che corrisponde alla fase del dolore che la protagonista sta affrontando.

Si passa dal bianco iniziale, nel prologo, simbolo della negazione al rosso acuto della rabbia che troviamo nel deserto. Le continue e fastidiose folate di vento, che ci scaraventano costantemente indietro, sembrano quasi grida oramai non più represse che fanno eco a un dolore esacerbante e incontenibile.

Passiamo quindi al verde della foresta, dove incontriamo anche il nostro primo fragile quanto straordinario alleato. È il colore della resa ma anche della lotta contro il dolore. Farfalle rosse ci aiutano a volare leggiadre, mentre un enorme uccello nero ci minaccia. È l’altalena prima di una nuova fase.

Con gli abissi arriva il blu e il duro momento depressivo, in cui il dolore torna a essere sordo e ci svuota. Ogni singolo barlume di luce rincuora ma nasconde altre ondate burrascose.

Porteremo il blu anche nel sottosopra ma questo mondo al contrario si tinge anche di altri colori: abbiamo la palette del rosso che torna nei toni del rosa e il giallo dell’accettazione che preme per uscire e far tornare, nell’epilogo, sgargiante e rigogliosa la nostra Gris.

Le meccaniche

L’unica “arma” di cui disponiamo durante tutto il gioco è la stessa protagonista, che cambia forma e apprende nuove abilità man mano che avanza nel suo percorso.

Ho avuto un po’ di difficoltà all’inizio nell’abituarmi ai tasti ma in questo il gioco è ben strutturato e ci si prende la mano in poco tempo.

I puzzle oltre ad essere visivamente incantevoli – e sono apprezzatissime le piccole scene in cui vengono esaltati – sono di una difficoltà medio-alta e riescono a rendere il gioco piacevole e mai stancante o eccessivamente stressante.

Ogni environment ha delle meccaniche specifiche, soltanto sue: dalle folate di vento nel deserto agli alberi a scomparsa nella foresta, dall’inseguimento sottomarino per mano di un’anguilla al canto ritrovato e usato per risvegliare altre creature e parti di sé.

Tutte le ambientazioni hanno anche delle piccole storyline dedicate che si inseriscono perfettamente nella storia principale e che aumentano la portata emotiva, delicata ma prorompente.

Conclusioni

È un gioco che ho preso nel 2021 – pur conoscendolo sin dall’uscita e quindi temporeggiando parecchio – e che merita davvero almeno una playthrough. È diverso, è calmo, può non essere il vostro genere, ma merita e credo che vada giocato almeno una volta nella vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *